Dietro questa porta si nasconde uno degli angoli più tranquilli della medina: Le Jardin Secret, aperto al pubblico nel 2016 dopo un lungo restauro.

1Quattro secoli di storia

Secondo la storia del sito stesso, qui fu costruita una residenza saadiana alla fine del Cinquecento, quando il sultano Abdallah al-Ghalib sviluppò il quartiere di Mouassine. Quel palazzo scomparve alla fine del Seicento.

A metà Ottocento il caid al-Hajj Abdallah U-Bihi vi costruì un nuovo palazzo, rispettando l'impianto antico. Stando al racconto di Le Jardin Secret, il caid cadde in disgrazia presso il sultano e morì dopo aver bevuto un tè avvelenato. La casa passò poi al cadì Moulay Mustapha e, nel 1912, ad al-Hajj Mohammed Loukrissi, ciambellano del sultano, che vi visse fino alla morte nel 1934. Dopo di allora il complesso cadde in rovina.

2Due giardini

Il restauro, finanziato da privati, affidò i giardini al paesaggista britannico Tom Stuart-Smith. Sono due: un giardino islamico, diviso in quattro parti da canali d'acqua, e un giardino esotico, con piante di vari continenti. Entrambi ricordano che nella medina il lusso non stava sulla facciata, ma all'interno.

In una città di muri ciechi, i giardini erano il vero tesoro.

3Cosa osservare

  • La torre che si alza sopra le mura.
  • Il portale su Rue Mouassine.
  • I canali d'acqua del giardino islamico, se entri.

Documentato

L'attuale palazzo risale alla metà dell'Ottocento, appartenne ad al-Hajj Mohammed Loukrissi dal 1912 al 1934 e ha aperto come giardino visitabile nel 2016, progettato da Tom Stuart-Smith.

Tradizione orale

La morte del caid U-Bihi per un tè avvelenato viene dal racconto di Le Jardin Secret stesso e non è stata verificata con altre fonti.

Fonti e crediti

Le Jardin Secret, «History» (lejardinsecretmarrakech.com); Gardens Illustrated, «Le Jardin Secret: an Islamic garden in the heart of Marrakech»; TelQuel, «Le Jardin Secret, un riad témoin de l'histoire de Marrakech» (2021).

Foto:

  • Giardino islamico di Le Jardin Secret con un canale d'acqua centrale: Abdeaitali, CC BY-SA 4.0.

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