Davanti a te c’è la casa più famosa di Amsterdam, e anche la più silenziosa. Al numero 263 del Prinsengracht, un edificio del 1635, si trovavano gli uffici della Opekta, l’azienda di Otto Frank, un uomo d’affari ebreo tedesco che si era trasferito ad Amsterdam con la famiglia per sfuggire al nazismo.

1L’Alloggio segreto

Quando i tedeschi occuparono i Paesi Bassi e cominciarono le deportazioni, Otto Frank preparò un nascondiglio nell’annesso sul retro dell’edificio. Il 6 luglio 1942 la famiglia vi si rifugiò: Otto, la moglie Edith e le figlie Margot e Anna. Più tardi si unirono a loro altre quattro persone. L’ingresso era nascosto dietro una libreria girevole. Alcuni dipendenti dell’azienda, guidati da Miep Gies, portavano loro cibo e notizie a rischio della propria vita.

In quel periodo Anna, che aveva tredici anni quando arrivò, tenne un diario. Scrisse della paura, della convivenza, del suo sogno di diventare scrittrice. Dalla finestra della soffitta vedeva un castagno e sentiva le campane della Westerkerk.

«Voglio continuare a vivere anche dopo la mia morte», scrisse Anna il 5 aprile 1944.

Il 4 agosto 1944 tutti e otto furono scoperti e deportati. Anna morì all’inizio del 1945 nel campo di Bergen-Belsen. Sopravvisse solo Otto. Nel 1947 pubblicò il diario con il titolo «Het Achterhuis», «L’alloggio segreto». Il museo aprì il 3 maggio 1960.

2Cosa osservare

  • La facciata stretta del numero 263, proprio come la vedevano i vicini durante la guerra.
  • Le finestre dell’ultimo piano: l’annesso si trova dietro, invisibile dal canale.
  • La torre della Westerkerk, il cui carillon scandiva le ore nel nascondiglio.

Documentato

Otto persone si nascosero nell’annesso del Prinsengracht 263 dal luglio 1942 fino all’arresto del 4 agosto 1944; il diario fu pubblicato nel 1947 e il museo aprì nel 1960.

Fonti e crediti

Anne Frank Stichting (sito ufficiale della Casa di Anna Frank); Anne Frank, «The Diary of Anne Frank: The Critical Edition» (NIOD); Miep Gies, «Anne Frank Remembered» (1987).

Foto:

  • La Casa di Anna Frank sul Prinsengracht: Dietmar Rabich, CC BY-SA 4.0.

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