Sei in quello che fu il grande mercato della seta della Granada nasride. La parola alcaicería viene dall’arabo al-qaysariyya, che di solito si collega al nome di Cesare. Una spiegazione tradizionale dice che i mercanti arabi diedero questo nome ai loro bazar in ricordo di un privilegio imperiale per il commercio della seta.
1Una cittadella del commercio
L’Alcaicería era quasi una città nella città: un dedalo di vicoli con botteghe minuscole tra lo Zacatín, calle Oficios e Bib-Rambla. Di notte si chiudevano le porte e dei guardiani ne sorvegliavano l’interno. Qui si vendeva e si controllava la seta, una delle grandi ricchezze del regno.
Dopo la conquista passò alla Corona come Real Sitio y Fuerte de la Alcaicería, sotto l’autorità del governatore dell’Alhambra. Nel Cinquecento contava quasi 200 botteghe, ciascuna con un’unica porta a ribalta dipinta di ocra rossa. Dagli archi d’ingresso pendevano catene per impedire il passaggio a cavalli e muli. Con il declino del commercio della seta, nel 1787 restavano solo 117 banchi.
2L’incendio del 1843
Il 20 luglio 1843 un incendio scoppiato in una fabbrica di fiammiferi di calle Mesones devastò l’intero complesso. Fu ricostruito in stile neomoresco, molto al gusto romantico: archi in stucco, gelosie e colonne che evocano l’Alhambra, con vie più dritte e larghe di quelle originali.
Ciò che vedi non è nasride: è il sogno romantico di come avrebbe dovuto essere un suk nasride.
3Cosa osservare
- Gli archi in stucco su colonne, della ricostruzione ottocentesca.
- La ceramica di Fajalauza, blu e verde, tipica di Granada.
- Le scatole di taracea, intarsiate con legni diversi e osso.
Documentato
Fu il mercato della seta della medina nasride, di proprietà della Corona dal 1492 al 1868; un incendio la distrusse il 20 luglio 1843 e fu ricostruita in stile neomoresco.
Tradizione orale
Collegare il nome a un privilegio imperiale per il commercio della seta è una spiegazione tradizionale.
Fonti e crediti
Leopoldo Torres Balbás, «Alcaicerías», Al-Andalus XIV (1949); José Luis Garzón Cardenete, Real Sitio y Fuerte de la Alcaicería de Granada (Caja Granada, 2004); Manuel Garzón Pareja, «Una dependencia de la Alhambra: la Alcaicería».
Foto:
- Vicolo dell’Alcaicería con archi in stucco, zoccoli di piastrelle e negozi di foulard e souvenir: Palickap, CC BY-SA 4.0.
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