Davanti a te comincia la salita all'Alcazaba, la cittadella islamica che dominò Malaga per quattro secoli e mezzo. Da quassù si controllavano il porto, la città murata e, grazie a un corridoio fortificato chiamato Coracha, il castello del Gibralfaro in cima alla collina.
1Un palazzo fortificato dell'XI secolo
Gran parte dell'Alcazaba che vedi oggi fu costruita nell'XI secolo, l'epoca dei regni di taifa. Le cronache arabe attribuiscono l'opera al re ziride Badis ibn Habus, anche se alcuni studiosi pensano che abbia restaurato un recinto precedente. Prima di lui vi abitavano già gli Hammudidi, gli ultimi califfi della loro dinastia. Poi arrivarono gli Almoravidi nel 1092 e gli Almohadi nel 1146, e nel 1279 la città passò al regno nasride di Granada.
2L'assedio del 1487
Malaga fu una delle grandi piazzeforti della guerra di Granada. Ferdinando il Cattolico la cinse d'assedio dai primi di maggio del 1487. I difensori, guidati da Hamet el Zegrí, sopportarono più di tre mesi di fame e bombardamenti. Il 18 agosto si negoziò la resa dell'Alcazaba; il Gibralfaro resistette ancora un poco. Il 19 agosto i Re Cattolici entrarono in città, che subì poi un castigo durissimo: gran parte della popolazione fu ridotta in schiavitù.
Restaurata a partire dagli anni Trenta del Novecento, l'Alcazaba è oggi uno dei complessi andalusi meglio conservati della penisola iberica.
3Cosa osservare
- La colonna romana all'ingresso, ricordo dei materiali da costruzione riciclati.
- La scalinata di mattoni e gli archi a sesto acuto che portano alla Puerta de la Bóveda.
- La doppia cinta di mura che spunta tra i cipressi.
Documentato
L'Alcazaba è una fortificazione dell'epoca delle taifa (XI secolo); l'assedio castigliano iniziò nel maggio del 1487 e la città si arrese nell'agosto dello stesso anno.
Fonti e crediti
Comune di Malaga, sito ufficiale dell'Alcazaba e del Gibralfaro; Leopoldo Torres Balbás, studi sull'Alcazaba di Malaga; Wikipedia, «Alcazaba de Málaga».
Foto:
- Ingresso dell'Alcazaba di Malaga con una colonna romana e gradini di mattoni: Dguendel, CC BY 3.0.
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