Davanti a te c’è l’edificio più amato di Bucarest, quello delle cartoline e delle banconote. L’Ateneo Romeno nacque da una società culturale fondata nel 1865 da Constantin Esarcu, Vasile Alexandrescu Urechia e Nicolae Kretzulescu, che volevano dare alla capitale una casa per la musica, le conferenze e la scienza.

1Un leu per l’Ateneo

I soldi scarseggiavano, così si lanciò una sottoscrizione pubblica con uno slogan che ogni romeno conosce: «Dați un leu pentru Ateneu!», «Date un leu per l’Ateneo!». La raccolta durò anni e migliaia di persone donarono piccole somme. L’edificio fu progettato dall’architetto francese Albert Galleron su un terreno appartenuto alla famiglia Văcărescu. Fu inaugurato nel 1888, anche se i lavori continuarono fino al 1897.

2La Grande Romania

Il 29 dicembre 1919, in questa sala, i rappresentanti del paese votarono la ratifica dell’unione della Bessarabia, della Transilvania e della Bucovina con il vecchio regno. Nasceva la cosiddetta Grande Romania. Per questo il grande affresco di Costin Petrescu che corre tutto intorno alla sala, lungo circa 75 metri, racconta la storia del paese dalla conquista della Dacia da parte di Traiano fino al 1918.

Oggi è la sede della Filarmonica George Enescu e del festival che porta il nome del grande compositore. Per entrare di solito serve il biglietto di un concerto o di una visita guidata, quindi controlla il programma; anche da fuori, la tappa funziona benissimo.

3Cosa osservare

  • Il pronao di colonne ioniche, ispirato ai templi greci.
  • La cupola, che corona la sala circolare.
  • La statua di Mihai Eminescu, il poeta nazionale, nel giardino.

Documentato

Sono documentati la società del 1865, il progetto di Albert Galleron, l’inaugurazione nel 1888, la sottoscrizione pubblica e il voto del 29 dicembre 1919.

Fonti e crediti

Filarmonica George Enescu (fge.org.ro), storia dell’Ateneo; Wikipedia in inglese, «Romanian Athenaeum»; Marchio del patrimonio europeo, Commissione europea.

Foto:

  • Facciata dell’Ateneo Romeno con il pronao a colonne e la cupola: Diego Delso, CC BY-SA 4.0.

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