Ti trovi nel cortile degli Uffizi, una piazza lunghissima, simile a una strada, racchiusa da due ali gemelle. Il nome dice tutto: «uffizi» significa uffici.

1Uffici per un duca

Nel 1560 Cosimo I de' Medici incaricò Giorgio Vasari di costruire un'unica sede per le magistrature e le corporazioni della città, sotto il suo controllo e a due passi da Palazzo Vecchio. Per fare spazio fu demolito un intero quartiere. Il Vasari disegnò questa prospettiva a U che inquadra il fiume da un lato e la torre del palazzo dall'altro. Morì nel 1574 e a terminare l'opera furono Alfonso Parigi e Bernardo Buontalenti.

2Da uffici a museo

Francesco I, figlio di Cosimo, cominciò a raccogliere opere d'arte all'ultimo piano, soprattutto nella celebre Tribuna. Le collezioni crebbero a ogni generazione dei Medici. Quando la dinastia si estinse, l'ultima della famiglia, Anna Maria Luisa, firmò nel 1737 il «Patto di famiglia»: le collezioni non sarebbero mai uscite da Firenze e sarebbero rimaste a disposizione del pubblico. Grazie a quel documento, Botticelli, Leonardo e Raffaello sono ancora qui.

Nel 1565 il Vasari collegò gli Uffizi a Palazzo Pitti con un passaggio sopraelevato che attraversa il fiume: il Corridoio Vasariano.

Lo costruì in pochi mesi per le nozze di Francesco I e Giovanna d'Austria. Così il duca poteva andare da casa all'ufficio senza mescolarsi alla folla.

3Cosa osservare

  • Le statue tra i pilastri: Dante, Machiavelli, Galileo e altri illustri toscani, aggiunti nell'Ottocento.
  • L'arco in fondo, che si apre sull'Arno.
  • La torre di Palazzo Vecchio, perfettamente incorniciata se ti volti indietro.

Documentato

Il Vasari iniziò gli Uffizi nel 1560 per Cosimo I come sede delle magistrature; il Patto di famiglia del 1737 vincolò le collezioni medicee a Firenze.

Fonti e crediti

Gallerie degli Uffizi, sito ufficiale (storia dell'edificio e del Corridoio Vasariano); Giorgio Vasari, «Le Vite» (1568); Wikipedia in italiano, «Galleria degli Uffizi».

Foto:

  • Il lungo cortile degli Uffizi tra due ali porticate: Sarah Samoraj, CC BY 4.0.

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