Davanti a te c’è Tiān’ānmén, «la Porta della Pace Celeste». Non è l’ingresso della Città Proibita, ma della Città Imperiale che la circondava: il palazzo comincia più a nord, dietro altre due porte.

1Una porta ricostruita più volte

Fu eretta nel 1417, sotto l’imperatore Yongle, con il nome di «Porta che Riceve il Cielo». Un fulmine la distrusse nel 1457, e quella ricostruita nel 1465 bruciò di nuovo nel 1644, quando i ribelli di Li Zicheng abbandonarono la città. I Qing la ricostruirono nel 1651 e le diedero il nome attuale. Tra il 1969 e il 1970 fu smontata del tutto e rifatta con lo stesso aspetto, perché la struttura era danneggiata.

2Editti e proclamazioni

Dall’alto della porta si leggevano gli editti imperiali, che poi venivano calati in una scatola a forma di fenice dorata. Il 1° ottobre 1949 Mao Zedong vi proclamò la Repubblica Popolare Cinese, e da allora la porta compare nell’emblema nazionale.

La piazza che si stende a sud è stata teatro di grandi momenti del Novecento, dal movimento studentesco del 4 maggio 1919 alle manifestazioni e alle proteste del 1976 e del 1989.

Dal 2024 la porta fa parte dell’Asse centrale di Pechino, sito Patrimonio dell’umanità UNESCO.

3Cosa osservare

  • I due huabiao, colonne di marmo scolpite con draghi e sormontate da una piccola belva.
  • I cinque ponti sul fiume dell’Acqua d’Oro; quello centrale era riservato all’imperatore.
  • Gli striscioni ai lati: «Viva la Repubblica Popolare Cinese» e «Viva la grande unità dei popoli del mondo».

Documentato

La porta fu fondata nel 1417, ricostruita nel 1465 e nel 1651, rifatta tra il 1969 e il 1970, e qui fu proclamata la Repubblica Popolare il 1° ottobre 1949.

Fonti e crediti

UNESCO, “Beijing Central Axis” (2024); Museo del Palazzo (Gugong), informazioni sulla Città Imperiale; Geremie R. Barmé, “The Forbidden City” (2008).

Foto:

  • La porta Tienanmen, con mura rosse, il ritratto al centro, lanterne e doppio tetto giallo, dietro i ponti di marmo: 4009dayton, CC BY-SA 4.0.

Hai notato un errore? Scrivici e lo verificheremo.