Hai attraversato un sotoportego, un passaggio coperto sotto le case, e sei arrivato su un'isola. Il 29 marzo 1516 il Senato veneziano decretò che gli ebrei della città dovessero abitare qui, su un isolotto circondato da canali dove un tempo c'era una fonderia pubblica. In veneziano la fonderia era il geto, da gettare, cioè colare il metallo fuso. Da quest'angolo di Cannaregio è nata la parola «ghetto», oggi usata in tutte le lingue.
1Un'isola con i cancelli
Due portoni si chiudevano al tramonto e si riaprivano all'alba. I custodi erano cristiani, e a pagarli doveva essere la comunità ebraica. Di giorno gli ebrei potevano uscire per lavorare, soprattutto nel commercio, nel prestito e nella strazzaria, il commercio di abiti usati. Senza spazio per allargarsi, il Ghetto crebbe in altezza: ecco perché le case hanno tanti piani e soffitti così bassi.
L'area fu ampliata con il Gheto Vecchio (1541), dove si stabilirono i mercanti levantini, e con il Gheto Novissimo (1633). Ebrei tedeschi, italiani, levantini e sefarditi vivevano fianco a fianco, ciascuno con la propria sinagoga, che a Venezia si chiama scola. Da fuori si distinguono appena, perché stanno ai piani alti di edifici qualunque.
2La memoria
I portoni furono abbattuti nel 1797, alla caduta della Repubblica. Sul muro ci sono i bassorilievi di Arbit Blatas e i nomi degli ebrei veneziani deportati durante l'occupazione nazista. La comunità è ancora viva e presente: comportati con rispetto.
3Cosa osservare
- L'altezza delle case, con le finestre fitte un piano sopra l'altro.
- Le tre vere da pozzo del campo.
- Il memoriale della Shoah, con i suoi bassorilievi in bronzo.
Documentato
Il decreto del Senato del 29 marzo 1516 obbligò gli ebrei a vivere nel Ghetto Novo, un'antica area di fonderia; il recinto fu ampliato nel 1541 e nel 1633 e i portoni furono rimossi nel 1797.
Fonti e crediti
Comunità Ebraica di Venezia e Museo Ebraico di Venezia (storia del Ghetto); Riccardo Calimani, «Storia del ghetto di Venezia» (Mondadori); Donatella Calabi, «Venice and its Jewish Merchants» (2017).
Foto:
- Il campo del Ghetto Novo con gli alberi e le case altissime: Marc Ryckaert, CC BY-SA 4.0.
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