Davanti a te c'è il Bảo tàng Chứng tích Chiến tranh, il Museo dei Residuati Bellici. È uno dei musei più visitati del Paese: secondo i suoi dati riceve circa mezzo milione di persone l'anno, e più o meno due terzi arrivano dall'estero.

1Un museo che ha cambiato nome

Aprì il 4 settembre 1975, appena quattro mesi dopo la fine della guerra, in un edificio che era stato usato dall'agenzia d'informazione degli Stati Uniti. Allora si chiamava «Casa espositiva dei crimini degli Stati Uniti e dei fantocci». Nel 1990 il nome fu ammorbidito, e nel 1995, dopo la normalizzazione dei rapporti con Washington, assunse quello attuale. Questi cambi di nome raccontano bene come si è evoluta la memoria ufficiale del conflitto.

2Che cosa mostra e come

Le sale coprono il periodo che va dal 1946, quando iniziò la guerra contro la Francia, al 1975. Ci sono fotografie di corrispondenti di molti Paesi, una ricostruzione delle «gabbie della tigre» in cui venivano rinchiusi i prigionieri politici e una sezione sugli effetti dell'Agente Arancio, il defoliante irrorato su foreste e risaie. Il tono è duro e il racconto è quello dello Stato vietnamita; nei registri dei visitatori si leggono sia profonda commozione sia critiche, ed è bene entrare sapendolo.

È un museo che si attraversa in silenzio: molte delle sue fotografie sono difficili da guardare.

3Cosa osservare

  • Gli aerei e l'elicottero Huey nel cortile, visibili dalla strada.
  • I carri armati e i pezzi d'artiglieria allineati lungo la cancellata.
  • L'insegna bilingue sulla facciata, con il nome che il museo porta dal 1995.

Documentato

La data di apertura nel 1975 e i cambi di nome del 1990 e del 1995 figurano nella storia ufficiale del museo.

Fonti e crediti

Sito ufficiale del Museo dei Residuati Bellici (baotangchungtichchientranh.vn); Christina Schwenkel, The American War in Contemporary Vietnam (Indiana University Press, 2009); Wikipedia in vietnamita, «Bảo tàng Chứng tích Chiến tranh».

Foto:

  • Facciata grigia del Museo dei Residuati Bellici, con il nome in vietnamita e in inglese: Prenn, CC BY-SA 3.0.

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