Davanti a te hai una delle poche moschee al mondo che portano il nome di una donna. Guarda prima il minareto: assomiglia al campanile di una chiesa inglese, e non per caso.

1Un'armatrice di Malacca

Hajjah Fatimah nacque a Malacca e sposò un principe mercante bugis originario di Celebes. Le fonti non concordano su ciò che accadde dopo: per alcune rimase vedova, per altre il marito tornò al suo paese. Di certo finì per dirigere un'azienda di navigazione e commercio, cosa molto insolita nella Singapore di allora.

Viveva proprio qui, su quello che allora era il lungomare, e da qui viene il nome di Beach Road. I ladri entrarono in casa sua due volte e la seconda le diedero fuoco. Lei era via e si salvò. Per gratitudine fece costruire sul posto una moschea e, poco distante, una nuova casa. I lavori sono datati al 1845 e al 1846.

2Tre culture in un solo edificio

L'edificio mescola finestre ogivali e colonne di gusto europeo, una cupola di ispirazione indo-islamica e piastrelle cinesi smaltate di verde. Il minareto a guglia pende di circa sei gradi, per via del terreno umido e delle vibrazioni, e c'è chi lo paragona alla Torre di Pisa.

Fatimah e la figlia, Raja Siti, riposano in un mausoleo dietro il mihrab.

La famiglia Alsagoff, nella quale entrò la figlia sposandosi, gestì la moschea per generazioni. È monumento nazionale dal 1973.

3Cosa osservare

  • La guglia del minareto: cerca la sua leggera inclinazione rispetto agli edifici dietro.
  • La cupola dorata con mezzaluna e stella.
  • Il contrasto tra il piccolo complesso e i grattacieli intorno.

Documentato

La moschea fu costruita intorno al 1845-1846 per iniziativa di Hajjah Fatimah, in parte ricostruita nel Novecento, ed è monumento nazionale dal 28 giugno 1973.

Fonti e crediti

National Heritage Board, Roots.gov.sg, "Hajjah Fatimah Mosque"; National Library Board, Singapore Infopedia, "Hajjah Fatimah Mosque"; Malay Heritage Foundation, serie "Malay Pioneers".

Foto:

  • La moschea Hajjah Fatimah con il minareto a guglia e la cupola dorata: M. Adrian Jurhami, CC BY 4.0.

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