È la prima grande basilica che incontri a Firenze se arrivi in treno: la stazione, a pochi passi, porta il suo nome. Era la chiesa dei domenicani, l'ordine dei predicatori, che iniziarono a costruirla nel Duecento.
1Una facciata in due tempi
Leggi la facciata dal basso verso l'alto. La parte inferiore, con archi a sesto acuto e sepolcri, è gotica, del Duecento e del Trecento. Intorno al 1458 il ricco mercante Giovanni Rucellai incaricò Leon Battista Alberti di completarla. L'Alberti mantenne ciò che c'era e vi aggiunse sopra un ordine classico di proporzioni matematiche: un frontone da tempio e due grandi volute che collegano la navata centrale alle navate laterali. Quelle volute sarebbero state copiate in chiese di tutta Europa.
In alto, sul fregio, il mercante lasciò la sua firma in latino: «Iohanes Oricellarius Pau. F. An. Sal. MCCCCLXX», cioè Giovanni Rucellai, figlio di Paolo, nell'anno della salvezza 1470.
Cerca anche le vele gonfie di vento, l'emblema dei Rucellai, ripetute lungo la fascia di marmo.
2Scienza e letteratura
Sulla facciata ci sono due strumenti astronomici collocati dal domenicano Ignazio Danti negli anni Settanta del Cinquecento: una sfera armillare e una meridiana. E proprio qui, in questa chiesa, comincia il «Decameron» di Boccaccio: nel 1348, in piena peste, sette giovani donne si incontrano a Santa Maria Novella e decidono di fuggire in campagna a raccontare novelle. All'interno si trova la Trinità di Masaccio, uno dei primi dipinti costruiti con una prospettiva rigorosa.
3Cosa osservare
- Le vele dei Rucellai sulla facciata.
- La sfera armillare e la meridiana del Danti.
- Gli obelischi sulle tartarughe in piazza, le mete di un'antica corsa di carri.
Documentato
La parte superiore della facciata è di Leon Battista Alberti, su commissione di Giovanni Rucellai, la cui iscrizione reca la data 1470; Ignazio Danti installò gli strumenti astronomici negli anni Settanta del Cinquecento.
Fonti e crediti
Santa Maria Novella, sito ufficiale del complesso museale; Leon Battista Alberti, «De re aedificatoria»; Giovanni Boccaccio, «Decameron», introduzione alla prima giornata.
Foto:
- Facciata di marmo bianco e verde di Santa Maria Novella: Jebulon, CC0.
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