Sei a Jemaa el-Fna, il cuore pulsante di Marrakech. Di giorno ci sono i venditori di spremute, i portatori d'acqua con i loro cappelli colorati e gli incantatori di serpenti; al crepuscolo arrivano musicisti, indovini e cantastorie che radunano cerchi di ascoltatori, le halqa.

1Un nome, molte letture

Jemaa può significare «moschea» o «assemblea», e fna è legato all'idea di distruzione o di spazio vuoto. Una spiegazione molto citata sostiene che il sultano saadiano Ahmad al-Mansur iniziò qui, a fine Cinquecento, una moschea che non fu mai terminata, forse per un'epidemia di peste; il cronista as-Sa'idi la chiamò con ironia la «moschea della rovina».

La traduzione più famosa, «assemblea dei morti», è legata alle esecuzioni pubbliche che, secondo la tradizione, avvenivano nella piazza. È una lettura suggestiva, ma gli specialisti non concordano.

2Un patrimonio che non si può toccare

Nel 2001 l'UNESCO ha proclamato lo spazio culturale della piazza Capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell'umanità. Lo scrittore Juan Goytisolo, che viveva nella medina, ne fu uno dei grandi difensori. La piazza ha conosciuto anche tragedie documentate: nel 1864 l'esplosione di un deposito di polvere da sparo uccise circa 300 persone e nel 2011 un attentato dinamitardo contro un caffè causò 17 morti.

Ciò che qui si protegge non è un edificio, ma la voce dei cantastorie.

3Cosa osservare

  • I cerchi dei cantastorie al calar della sera.
  • I portatori d'acqua, con le loro tazze di ottone.
  • Le bancarelle degli erboristi che vendono rimedi e amuleti.

Documentato

L'UNESCO ha proclamato la piazza patrimonio orale e immateriale nel 2001; nel 1864 l'esplosione di un deposito di polvere da sparo uccise circa 300 persone e nel 2011 un attentato con una bomba ne uccise 17.

Tradizione orale

Il significato «assemblea dei morti» e il suo legame con le esecuzioni pubbliche sono interpretazioni popolari senza consenso storico.

Fonti e crediti

UNESCO, «Cultural space of Jemaa el-Fna Square» (ich.unesco.org); Juan Goytisolo, «Makbara» (1980) e i suoi articoli sulla piazza; Gaston Deverdun, «Marrakech des origines à 1912» (1959).

Foto:

  • Veduta ampia della piazza Jemaa el-Fna con bancarelle e tendoni verdi: Jakub Hałun, CC BY 4.0.

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