Davanti a te si alza la chiesa più grande del gotico napoletano. Re Roberto d'Angiò e sua moglie, Sancia di Maiorca, la fondarono intorno al 1310 come monastero doppio: uno per le clarisse e uno per i francescani. Fu consacrata nel 1340 e divenne il luogo di sepoltura della dinastia angioina.

1Una chiesa per un re sapiente

Roberto d'Angiò, detto «il Saggio», fu protettore di Petrarca e di Boccaccio, e qui volle un'unica navata, immensa e luminosa. Il suo monumento funebre si trova ancora in fondo alla chiesa, dietro l'altare. Secoli dopo, anche i Borbone vi seppellirono diversi membri della famiglia.

2L'incendio del 1943

Il 4 agosto 1943, in piena Seconda guerra mondiale, un bombardamento alleato colpì la chiesa. L'incendio durò giorni e distrusse le decorazioni barocche aggiunte nel Settecento. Quello che vedi è il frutto della ricostruzione del dopoguerra, che restituì all'edificio il suo aspetto gotico originario. Riaprì nel 1953.

Per i napoletani la ferita di Santa Chiara vive in una canzone: «Munasterio 'e Santa Chiara», del 1945, racconta la nostalgia di un emigrante che non vuole credere a quello che sente dire della sua città.

Dietro la chiesa si apre il celebre chiostro delle clarisse, decorato nel Settecento con sedili e pilastri di maiolica dipinta, su iniziativa di Domenico Antonio Vaccaro.

3Cosa osservare

  • Il rosone e il portico della facciata, in un gotico quasi spoglio.
  • Il campanile, la cui base risale al Trecento.
  • La sobrietà dell'insieme, così diversa dal barocco che la circonda.

Documentato

La chiesa fu fondata intorno al 1310 da Roberto d'Angiò e Sancia di Maiorca e consacrata nel 1340; un bombardamento del 4 agosto 1943 la incendiò, e riaprì nel 1953 dopo la ricostruzione.

Fonti e crediti

Monastero di Santa Chiara, sito ufficiale del complesso monumentale; Comune di Napoli, portale turistico; Wikipedia in italiano, «Basilica di Santa Chiara (Napoli)».

Foto:

  • La facciata gotica di Santa Chiara con il rosone e il campanile, vista dal cancello d'ingresso: Punteador, CC BY-SA 4.0.

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