Davanti a te c’è Dōnghuámén, la porta orientale della Città Proibita. Fu costruita nel 1420, come il resto del palazzo, e oggi è una delle sue uscite. Da qui cominci a vedere com’è il palazzo da fuori: un muro alto quasi dieci metri circondato da un fossato.
1Una porta per i ministri
Sotto i Qing, solo gli alti funzionari del Gran Segretariato potevano entrare da questa porta. In seguito l’imperatore Qianlong permise di usarla ai ministri più anziani, perché non dovessero fare tutto il giro fino alla porta sud.
2La porta dei fantasmi
Guarda le borchie dorate sui battenti. Sulle altre porte del palazzo ce ne sono nove file da nove, il numero più alto, riservato all’imperatore. Qui le file da nove sono otto. Da questa porta uscivano dal palazzo le bare degli imperatori e delle imperatrici defunti, e la gente cominciò a chiamarla «la porta dei fantasmi».
La spiegazione popolare collega le due cose: un numero pari, associato allo yin, per la porta dei morti. Nessun documento lo conferma.
Nel 1813 una banda di ribelli della setta degli Otto Trigrammi cercò di assaltare il palazzo da qui. Litigarono con alcuni venditori di carbone davanti alla porta, le loro armi furono notate e le guardie chiusero i battenti appena in tempo. Solo un pugno di loro riuscì a entrare.
3Cosa osservare
- Le borchie dorate: conta le file.
- La targa con il nome della porta sotto le gronde.
- Il fossato, che circonda tutto il palazzo, e il muro rosso alle sue spalle.
Documentato
Donghuamen fu costruita nel 1420, ha otto file da nove borchie e nel 1813 fu uno dei punti dell’attacco degli Otto Trigrammi al palazzo.
Tradizione orale
Che la fila di borchie mancante dipenda dalle bare imperiali che uscivano da qui è una spiegazione popolare.
Fonti e crediti
Museo del Palazzo (Gugong), informazioni ufficiali su Donghuamen; Susan Naquin, “Millenarian Rebellion in China: The Eight Trigrams Uprising of 1813” (1976); Geremie R. Barmé, “The Forbidden City” (2008).
Foto:
- La porta Donghuamen, con mura rosse e doppio tetto giallo, in fondo a una strada alberata: Morio, CC BY-SA 4.0.
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