Davanti a te, all’angolo delle mura e riflessa nel fossato, c’è una delle quattro torri d’angolo della Città Proibita. Sono identiche, e furono costruite tutte e quattro con il palazzo, intorno al 1420. Non servivano solo a fare la guardia: erano anche un pezzo di bravura della carpenteria.
1Un rompicapo di tetti
Guarda il tetto. Tre livelli di gronde si incrociano, si piegano e si sovrappongono, come se diverse case fossero state incastrate l’una nell’altra. L’intera struttura è di legno a incastro, poggiata sopra il muro. I pechinesi la riassumono con un detto: «nove travi, diciotto colonne, settantadue spigoli».
2Il carpentiere e la gabbia
Da quel detto nacque una leggenda. Si racconta che l’imperatore Yongle pretese dai suoi carpentieri torri proprio di quella forma, pena la morte. Nessuno sapeva come fare, finché passò un vecchio che vendeva gabbie per grilli fatte di stecche di bambù. Una aveva esattamente nove travi, diciotto colonne e settantadue spigoli. Il capomastro la prese a modello e si salvò la vita.
Secondo la tradizione, il vecchio era Lu Ban, il carpentiere leggendario e patrono dei costruttori cinesi.
I numeri del detto sono più un modo di esprimere la complessità che un conteggio esatto dei pezzi. Il fossato, largo circa 52 metri, circonda un muro lungo circa 3,4 chilometri.
3Cosa osservare
- Le gronde incrociate: prova a contare gli spigoli.
- Il pinnacolo dorato in cima al tetto.
- Il riflesso nel fossato, soprattutto al tramonto.
Documentato
Le quattro torri d’angolo furono costruite con il palazzo, intorno al 1420, e sono strutture di legno a incastro poggiate sul muro.
Tradizione orale
La storia del vecchio venditore di gabbie per grilli, che sarebbe stato Lu Ban, è una leggenda.
Fonti e crediti
Museo del Palazzo (Gugong), informazioni ufficiali sulle torri d’angolo; Liang Sicheng, “A Pictorial History of Chinese Architecture” (1984); Geremie R. Barmé, “The Forbidden City” (2008).
Foto:
- Il fossato della Città Proibita fiancheggiato da salici, con la torre d’angolo nord-orientale a destra: そらみみ, CC BY-SA 4.0.
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