Sei davanti alla più grande opera architettonica del Brasile coloniale. Questi archi bianchi, oggi la cartolina della Lapa, nacquero per risolvere un problema serio: la sete.
1Una città assetata
La Rio coloniale era circondata da acqua salata e lagune, eppure le mancava l’acqua potabile. La soluzione era il fiume Carioca, che scendeva dalle montagne, e dal 1602 i governatori cercarono di portarlo in città. Un primo acquedotto fu terminato nel 1723 e alimentava la fontana dell’attuale Largo da Carioca, ma non bastava. Il governatore Gomes Freire de Andrade lo fece ricostruire, su un progetto attribuito a José Fernandes Pinto Alpoim, e la struttura attuale fu inaugurata nel 1750. A costruirla fu la manodopera schiavizzata, indigena e africana.
2Da acquedotto a viadotto
È lungo circa 270 metri e alto 17,6, con 42 archi doppi sul modello dell’Acquedotto delle Águas Livres di Lisbona. Nell’Ottocento altri sistemi idrici presero il suo posto e, dal 1896, in cima non passa più l’acqua ma il bondinho, il tram che sale fino a Santa Teresa, il quartiere sulla collina.
I naturalisti Spix e Martius lo descrissero nel 1823 come «il monumento architettonico più bello e utile» di Rio.
3Cosa osservare
- I due ordini di archi, imbiancati a calce.
- Il tram giallo quando passa sopra la tua testa.
- La Fundição Progresso e la sala da concerti Sala Cecília Meireles intorno alla piazza.
Documentato
L’acquedotto attuale fu inaugurato nel 1750; è lungo circa 270 metri e alto 17,6 e dal 1896 fa da viadotto per il tram di Santa Teresa.
Fonti e crediti
IPHAN, scheda dell’Aqueduto da Carioca; Johann Baptist von Spix e Carl F. P. von Martius, Viagem pelo Brasil (1823); Wikipedia in portoghese, «Arcos da Lapa».
Foto:
- Gli Arcos da Lapa bianchi con la cattedrale a forma di cono sullo sfondo: Mike Peel, CC BY-SA 4.0.
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