Davanti a te sorge l'edificio romano meglio conservato del mondo, e ancora in uso. L'iscrizione sul frontone dice M·AGRIPPA·L·F·COS·TERTIVM·FECIT: «Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta, fece». È un piccolo inganno. Il tempio di Agrippa, del 27-25 a.C. circa, andò perduto; quello che vedi fu ricostruito dall'imperatore Adriano intorno al 118-125, che mantenne il nome del fondatore.
1L'impossibile cupola
All'interno, una cupola di 43,3 metri di diametro, esattamente quanto la sua altezza dal pavimento, così che vi starebbe dentro una sfera perfetta, è ancora la più grande del mondo in calcestruzzo non armato. I romani la alleggerirono con i cassettoni e con materiali sempre più leggeri verso l'alto. Al centro, l'oculo, largo circa 9 metri, è l'unica fonte di luce; quando piove, l'acqua cade all'interno, e il pavimento ha una lieve pendenza e piccoli fori di scolo.
2Da tempio a chiesa
Nel 609 papa Bonifacio IV lo consacrò come chiesa di Santa Maria e dei Martiri, con il permesso dell'imperatore bizantino Foca. Fu ciò che lo salvò dalla rovina. Eppure, nel 1625 Urbano VIII Barberini ne fece asportare il bronzo dal tetto del pronao. All'interno sono sepolti il pittore Raffaello, morto nel 1520, e i re d'Italia Vittorio Emanuele II e Umberto I.
3Cosa osservare
- Le colonne del pronao, ciascun fusto un unico pezzo di granito portato dall'Egitto.
- Le enormi porte di bronzo, antiche anche se molto restaurate.
- La fontana con l'obelisco in piazza della Rotonda, davanti all'edificio.

Documentato
L'edificio attuale risale al regno di Adriano (intorno al 118-125) e conserva l'iscrizione di Agrippa; fu consacrato come chiesa nel 609.
Fonti e crediti
Ministero della Cultura, Pantheon (sito ufficiale del monumento); Cassio Dione, «Storia romana», 53, 27; William L. MacDonald, «The Pantheon: Design, Meaning, and Progeny» (Harvard University Press).
Foto:
- Il pronao del Pantheon con la fontana e l'obelisco di piazza della Rotonda: Nicholas Hartmann, CC BY-SA 4.0.
- L'oculo della cupola del Pantheon visto dall'interno: Quentin Lowagie / Klow, CC BY 4.0.
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