Davanti a te c'è l'Ōtemon, la porta principale del castello di Edo. Da qui entravano i daimyō, i signori feudali, quando arrivavano a rendere omaggio allo shogun. Oggi è l'ingresso abituale ai Giardini Orientali del Palazzo Imperiale, aperti al pubblico dal 1968.
1Il più grande castello del Giappone
Un primo castello fu costruito da Ōta Dōkan nel 1457, ma il grande castello di Edo cominciò nel 1590, quando arrivò Tokugawa Ieyasu. I suoi successori lo ampliarono per decenni, con pietre portate da lontano e con il lavoro obbligatorio dei daimyō. Nel 1657 il Grande Incendio di Meireki distrusse il mastio principale del castello, che non fu mai ricostruito: ne resta solo la base di pietra, all'interno dei giardini.
2Una trappola di pietra
L'Ōtemon è una porta di tipo masugata: prima una piccola porta, poi un cortile quadrato e, dopo una svolta ad angolo retto, una seconda porta più grande. Il nemico che riusciva a superare la prima porta si ritrovava chiuso nel cortile, in balìa dei difensori. La porta grande bruciò nei bombardamenti del 1945 e fu ricostruita nel 1967.
All'interno puoi vedere la testa di uno shachihoko, il pesce mitico che proteggeva i tetti dal fuoco, con inciso l'anno 1657.
È una piccola ironia: proprio quell'anno un incendio spazzò via gran parte del castello.
3Cosa osservare
- Le mura di pietra, costruite con blocchi enormi incastrati senza malta.
- La svolta ad angolo retto tra la prima e la seconda porta.
- Lo shachihoko esposto subito dopo la porta, se entri nei giardini.
Documentato
L'Ōtemon era l'ingresso principale del castello di Edo; la sua porta grande bruciò nel 1945 e fu ricostruita nel 1967, e lo shachihoko esposto reca inciso l'anno 1657.
Fonti e crediti
Imperial Household Agency (Kunaichō), informazioni sui Giardini Orientali; Ministry of Land, Infrastructure, Transport and Tourism of Japan, pannelli informativi dell'Ōtemon; William H. Coaldrake, «Architecture and Authority in Japan» (1996).
Foto:
- La porta Ōtemon del castello di Edo, con la piccola porta esterna e il grande edificio bianco alle sue spalle: KENPEI, CC BY-SA 3.0.
Hai notato un errore? Scrivici e lo verificheremo.
