Davanti a te c’è la pietra più strana di Kyoto. È alta circa un metro e mezzo e larga tre, ma in realtà non si vede: è coperta da migliaia di foglietti di carta bianca con desideri scritti sopra. Alla base c’è un foro appena abbastanza grande perché una persona ci strisci attraverso.
1Come funziona
Il rituale è preciso. Per prima cosa scrivi su un foglietto, il katashiro, il legame che vuoi spezzare o quello che speri di creare. Poi strisci attraverso il foro dal davanti al dietro per recidere i legami sbagliati: una relazione, una malattia, una cattiva abitudine. Quindi torni indietro, dal dietro al davanti, per attirare quelli buoni. Infine incolli il foglietto sulla pietra. È una pratica viva, e può capitarti di vedere in fila qualcuno con un’espressione serissima.
2L’imperatore che maledisse
Tra gli altri, il santuario onora l’imperatore in ritiro Sutoku. Nel 1156 perse la ribellione di Hōgen e fu mandato in esilio nella provincia di Sanuki, dove morì nel 1164 senza essere mai tornato nella capitale. I disastri che seguirono furono attribuiti al suo spirito rancoroso, e Sutoku divenne uno dei grandi spiriti vendicativi del Giappone. Secondo la tradizione, durante l’esilio si rinchiuse nel santuario di Konpira e rinunciò a tutti i suoi desideri; da qui verrebbe il potere di questo luogo di recidere i legami.
Una cronaca medievale dice che una dama a lui vicina, Awa no Naishi, costruì una cappella in sua memoria; il santuario attuale nacque da un tempio che qui si trasferì nel 1695.
3Cosa osservare
- Il foro nella pietra, levigato da migliaia di ginocchia.
- I foglietti di carta: molti desideri sono leggibili, ma è meglio non leggerli.
- Le tavolette votive appese intorno al cortile.
Documentato
Sutoku perse la ribellione di Hōgen nel 1156 e morì in esilio a Sanuki nel 1164; il santuario deriva da un tempio che qui si trasferì nel 1695 e la pietra è oggetto di devozione ancora oggi.
Tradizione orale
Che Sutoku rinunciasse a ogni desiderio a Konpira, e che da qui derivi il potere di recidere i legami, è una tradizione del santuario, non un fatto documentato.
Fonti e crediti
Yasui Konpira-gū, sito ufficiale del santuario; Jien, «Gukanshō» (1220 circa); William H. McCullough, «The Capital and Its Society», in «The Cambridge History of Japan», vol. 2 (1999).
Foto:
- La pietra dello Yasui Konpira-gū coperta di foglietti di carta bianca, con un foro alla base: 663highland, CC BY 2.5.
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