Davanti a te c'è l'hotel più celebre della Costa Azzurra. La sua storia comincia con un uomo che il lusso lo conosceva dall'altra parte del tavolo.

1Il sogno di Henri Negresco

Henri Negresco era un romeno che aveva fatto carriera come maître nei grandi locali della Riviera. Con l'appoggio di alcuni investitori, affidò all'architetto Édouard-Jean Niermans un palazzo degno dei re e dei milionari che svernavano a Nizza. L'hotel aprì il 4 gennaio 1913. Per il salone principale fu realizzato un lampadario di cristallo Baccarat di 16.800 pezzi, gemello di un altro destinato allo zar Nicola II.

La gloria durò poco. Nel 1914 scoppiò la guerra e l'hotel divenne un ospedale militare. Negresco morì in rovina nel 1920. Nel 1957 la famiglia Mesnage acquistò l'edificio, e la figlia Jeanne Augier lo diresse per oltre sessant'anni, riempiendolo di opere d'arte.

Si racconta che Negresco volesse la cupola rosa modellata sul seno della sua amante. È solo una leggenda: nessun documento lo conferma.

2Un luogo della memoria

Pochi passi più a est, nel giardino della Villa Masséna, la città ricorda le 86 vittime dell'attentato sulla Promenade des Anglais del 14 luglio 2016. Lì nel 2022 è stata inaugurata la scultura «L'Ange de la Baie», l'angelo della baia.

3Cosa osservare

  • La cupola rosa sull'angolo, emblema della Promenade.
  • La scritta «NEGRESCO» sulla facciata bianca.
  • Il portiere in livrea, una tradizione dell'hotel.

Documentato

Progettato da Édouard-Jean Niermans, l'hotel aprì il 4 gennaio 1913, fu ospedale durante la Prima guerra mondiale e le sue facciate sono monumento storico dal 2003.

Tradizione orale

Che la cupola riproduca il seno dell'amante di Henri Negresco è una leggenda senza alcun riscontro documentario.

Fonti e crediti

Hôtel Le Negresco, storia ufficiale; Ministère de la Culture, base Mérimée; Ville de Nice, «Mémorial en hommage aux victimes de l'attentat du 14 juillet»; Wikipedia in francese, «Hôtel Negresco».

Foto:

  • Il bianco Hotel Negresco con la sua cupola rosa, affacciato sulla Promenade des Anglais: Anna M. Stevenson, CC BY-SA 3.0.

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