Davanti a te c'è uno degli abitanti più antichi di Napoli. È una statua romana della metà del II secolo che rappresenta il Nilo, il fiume sacro dell'Egitto. La fecero collocare gli alessandrini che vivevano in questa zona, chiamata per questo «regione nilense»: Napoli era un porto aperto a tutto il Mediterraneo.

1Il corpo di Napoli

La statua andò perduta e riemerse nel XII secolo durante alcuni lavori, ma senza testa. Vedendo i bambini che le si arrampicavano addosso, i napoletani pensarono a una donna che allatta i suoi figli: un'immagine della città stessa che si prende cura della sua gente. Da allora fu chiamata «'o cuorpo 'e Napule», il corpo di Napoli, e la piazza porta ancora quel nome.

Nel 1657 lo scultore Bartolomeo Mori aggiunse la testa di un vecchio barbuto, un braccio e la cornucopia, e il «corpo di Napoli» tornò a essere un dio fluviale.

2Una testa tornata dall'Austria

La storia ha un epilogo recente. Dopo la Seconda guerra mondiale qualcuno rubò la testa della sfinge ai piedi del Nilo, insieme a due dei bambini. Nel 2013, una sessantina d'anni dopo, il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri la ritrovò in Austria. È tornata al suo posto con il restauro presentato nel novembre 2014.

3Cosa osservare

  • La testa della sfinge, recuperata nel 2013.
  • I bambini che si arrampicano sulla statua, quelli che facevano pensare a una madre.
  • La lapide in latino sulla base, scritta nel Settecento.

Documentato

La statua è romana, della metà del II secolo; fu restaurata nel 1657 con una testa nuova, e la testa della sfinge rubata dopo la guerra fu recuperata in Austria nel 2013.

Tradizione orale

La lettura della statua come madre che allatta la città è un'interpretazione popolare medievale, da cui nasce il nome «Corpo di Napoli».

Fonti e crediti

Comune di Napoli, nota sul restauro del 2014; Angelo di Costanzo, «Istoria del Regno di Napoli» (1581); Wikipedia in italiano, «Statua del dio Nilo».

Foto:

  • Statua romana del dio Nilo, barbuto e disteso, in largo Corpo di Napoli: Palickap, CC BY-SA 4.0.

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