All'angolo di Palazzo Braschi, senza un piedistallo solenne né una targa dorata, si erge un torso di marmo mutilo, senza braccia e con il volto quasi cancellato. Non sembra granché, eppure è una delle statue più temute della storia di Roma.

1La statua che parlava

Fu dissotterrata in questo quartiere alla fine del Quattrocento e, all'inizio del Cinquecento, il cardinale Oliviero Carafa la fece collocare qui. È una scultura di stile ellenistico; gli studiosi la identificano con Menelao che sorregge il corpo di Patroclo. Ogni anno, per la festa di San Marco, Carafa la addobbava e la copriva di versi latini. Presto i romani cominciarono ad attaccarvi di notte fogli anonimi pieni di satire contro il papa e la corte pontificia: le «pasquinate», parola che è passata in molte altre lingue.

Sul nome circolano varie storie e nessuna è certa; la più comune dice che Pasquino fosse un sarto dalla lingua tagliente che abitava lì vicino.

«Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini»: quello che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini.

La battuta girò quando papa Urbano VIII Barberini, nel 1625, fece asportare il bronzo dal portico del Pantheon. Viene collegata alle pasquinate, anche se chi la scrisse davvero è materia di discussione.

Pasquino non parlava da solo: dialogava con altre «statue parlanti», come Marforio, Madama Lucrezia, l'Abate Luigi, il Facchino e il Babuino, che si rispondevano da un capo all'altro della città.

2Cosa osservare

  • I foglietti che ancora oggi la gente affigge, ora su una bacheca laterale per non rovinare il marmo.
  • I muscoli del torso, che lasciano intuire la qualità dell'originale.
  • Palazzo Braschi, sede del Museo di Roma, al cui angolo è appoggiato.
Incisione cinquecentesca della statua di Pasquino ricoperta di versi
Pasquino coperto di satire, in un'incisione di Nicolas Beatrizet (XVI secolo).

Documentato

La scultura, identificata con Menelao che sorregge il corpo di Patroclo, fu collocata all'inizio del Cinquecento dal cardinale Oliviero Carafa, e le satire anonime affisse su di essa vennero pubblicate a partire dal 1509.

Tradizione orale

L'esistenza di un sarto o barbiere di nome Pasquino che avrebbe dato il nome alla statua è una tradizione non confermata.

Fonti e crediti

Museo di Roma – Palazzo Braschi (sito ufficiale); Turismo Roma, pagina sulle «statue parlanti»; Claudio Rendina, «Pasquino statua parlante» (Newton Compton).

Foto:

  • La statua di Pasquino accanto a Palazzo Braschi con alcuni fogli affissi lì vicino: Architas, CC BY-SA 4.0.
  • Incisione cinquecentesca della statua di Pasquino ricoperta di versi: Nicolas Beatrizet, Dominio público.

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