Sei a Jongno, il cui nome significa letteralmente «via della campana». La campana è quella appesa in questo padiglione, Bosingak, e per secoli ha scandito il ritmo della capitale.
1L’orologio della città
In epoca Joseon Hanyang era circondata da mura con porte che di notte si chiudevano. Al calar della sera la campana suonava 28 volte, il cosiddetto injeong, e cominciava il coprifuoco; all’alba, 33 rintocchi, il paru, annunciavano l’apertura delle porte. Serviva anche come allarme in caso d’incendio. Tutt’intorno si estendeva il grande mercato della città, con botteghe autorizzate dalla corona.
2Fuoco e guerra
Il padiglione fu costruito alla fine del XIV secolo e andò distrutto più volte. Nel 1895 il re Gojong gli diede il nome di Bosingak. Fu gravemente danneggiato nella guerra di Corea e l’edificio attuale, a due piani, è del 1979. La campana antica, fusa nel XV secolo, si incrinò col tempo e oggi è conservata al Museo Nazionale della Corea; quella che vedi è una copia fusa nel 1985.
Ogni 31 dicembre, a mezzanotte, la campana suona 33 volte davanti a migliaia di persone: è così che la Corea accoglie l’anno nuovo.
Sull’origine della campana antica ci sono dubbi: alcuni documenti la collegano a templi buddhisti della capitale prima del suo arrivo qui.
3Cosa osservare
- La campana, visibile tra le colonne del piano superiore.
- L’insegna del padiglione, sulla facciata.
- Il contrasto con le torri di uffici che lo circondano.
Documentato
La campana segnava la chiusura e l’apertura delle porte della capitale; il padiglione ricevette il nome di Bosingak nel 1895, l’edificio attuale è del 1979 e la campana attuale fu fusa nel 1985.
Fonti e crediti
Governo Metropolitano di Seul, informazioni sulla cerimonia della campana di Bosingak; Museo Nazionale della Corea, scheda dell’antica campana di Bosingak; Enciclopedia della Cultura Coreana (Academy of Korean Studies), voce «Bosingak».
Foto:
- Il padiglione Bosingak, a due piani con colonne rosse e tetto ricurvo, circondato da edifici moderni: Richard Mortel from Riyadh, Saudi Arabia, CC BY 2.0.
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